Italian | AZW3/EPUB/PDF | Pagine: 317 | Editori Riuniti | 1992

 

Si sa bene che questo secolo, più esattamente forse la sua prima metà, ha visto gli uomini di tutti i continenti coinvolti in giganteschi conflitti pratici, cogenti fin quasi all’automatismo dei grandi eventi naturali, in cui la volontà dei soggetti ha avuto spesso solo il margine estremo della decisione. L’arte, che fino al giorno prima era parsa l’ultima religione dell’umanità, il linguaggio comune che una civiltà credutasi unificata aveva eletto a terreno di ogni scambio di senso e di ogni raffinamento della comunicazione, parve ai contemporanei chiudersi in certo senso in se stessa, riflettere sulla propria storia e il proprio destino.
Raramente come in queste pagine la vicenda dell’arte e della letteratura contemporanea si mostra invece cosi profondamente intrecciata con quella della storia, di tutti e di ognuno.
I poeti e gli scrittori di cui qui si parla, tra i massimi del secolo, non si sono occupati di arte se non per metafora, se l’arte si occupa mai di qualcosa che non sia essenzialmente metafora. Oggi che quella storia pare provvisoriamente aver perso di senso, privata e liberata da urgenze che intravvediamo andassero oltre se stesse, è anche nelle pagine dei poeti che ritroviamo quel senso, più radicale di quanto potessimo coglierlo nel parallelismo temporale, cosi spesso ingannevole, di eventi e coscienze.
Allo sguardo già postero di questi precocissimi saggi di Cambon, gran parte delle antinomie in cui si è sviluppata la coscienza e anche l’ideologia della grande arte del secolo si rivelano fenomeni presenti e pertinenti al problema di ogni singolo autore, assai più che linee di demarcazione tra tendenze. Cosi avanguardismo sperimentale o neoclassicismi ironicamente tradizionalisti, interrogazione e culto della ragione nelle sue forme platonicamente matematizzanti o mimesi esoreistica dell’informe e dell’ irrazionale, espansione e apertura totale alla giungla dei sensi sregolati o purificazione di ogni contenuto al fuoco bianco della coscienza al limite delle sterilità e della vertigine, le diverse strade in cui si è divaricata la coscienza dell’arte contemporanea si riferiscono tutte a un fuoco segreto da cui parte un’interrogazione che va al di là dell’arte. E si chiede sempre, in definitiva, che cosa sia «forma», «civiltà», «identità», le domande che l’esperienza storica ha posto al centro del nostro tempo, per i singoli e per le collettività.
Joyce e Yeats, Montale e Mann, Melville e Faulkner, Pound e Whitman sono i protagonisti di questa ricerca. In prevalenza americani, come si vede, né solo per la competenza professionale dell’autore. «Fa condizione di sradicamento, si legge qui, come ripudio della storia passata e come volontà e speranza di rinnovarsi, è stata vissuta almeno inizialmente dalla società americana in modo da orientare i suoi piu tipici scrittori verso atteggiamenti radicali, cioè moderni. Analogo discorso si potrebbe fare per la letteratura russa, che per certi versi sembra corrispondere all’americana cosi come alcuni aspetti dell esperimento sociale russo si appalesano simmetrici all’americano. Le due antitetiche propaggini del tronco europeo si rassomigliano almeno per il latto di credere all’esperimento (e alla profezia messianica) anziché alla tradizione».

 

 

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