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Per la prima volta dopo la fuga in Francia e la successiva emigrazione negli Stati Uniti, Hannah Arendt, tra l’agosto del 1949 e il marzo del 1950, fece ritorno in Germania su incarico della Commission on European Jewish Cultural Reconstruction. Le impressioni, le esperienze e le conoscenze di questo viaggio attraverso una Germania non solo esteriormente distrutta vennero raccolte dalla Arendt nel saggio che qui pubblichiamo, apparso nell’autunno del 1950 sulle pagine della rivista «Commentary» e inedito in italiano. Questo testo, forse il più intelligente, commosso e puntuale tra quelli scritti sul tema «Germania anno zero», è il tentativo di una donna estremamente sensibile di superare con la forza dell’intelligenza il dolore, l’amarezza personale e il risentimento nei confronti del proprio paese dopo la tragica esperienza del nazionalsocialismo, della seconda guerra mondiale e della Shoà. Non solo ricordo, non solo testimonianza: l’opera della Arendt suona ancor oggi sorprendentemente attuale, nel momento in cui la Germania, a mezzo secolo di distanza da quegli avvenimenti, torna a occupare un ruolo centrale nel vecchio continente e nella vicenda geopolitica dell’intero pianeta.
