Hermínio Cerqueira – Autonomia Strategica Dall’Unione Europea E Dal Portogallo (2026)

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In memoria di coloro che capirono, prima di molti altri,
che la sovranità europea non è nostalgia,
ma l’unico modo per mantenersi, nel XXI secolo,
La possibilità di pensare al futuro.
Esistono espressioni politiche che entrano nel vocabolario pubblico attraverso la porta degli archivi, lentamente, quasi silenziosamente, e altre che emergono da un luogo specifico, una data, una stretta di mano che in seguito si rivelerà storica. L’autonomia strategica europea appartiene a questa seconda famiglia. È nata, simbolicamente, in riva al mare: nel porto fortificato di Saint-Malo, nell’estremo nord della Bretagna, in un freddo fine settimana di dicembre del 1998. Fu lì che il presidente francese Jacques Chirac e il primo ministro britannico Tony Blair si incontrarono per riconoscere, per la prima volta congiuntamente e formalmente, che l’Unione europea avrebbe dovuto possedere la capacità di agire autonomamente, supportata da forze militari credibili, i mezzi per decidere di impiegarle e la volontà di farlo, al fine di rispondere alle crisi internazionali (CVCE, 1998). In quel momento, due paesi che storicamente erano in disaccordo su quasi tutto nel campo della difesa europea aprirono una breccia di comprensione. Da questa breccia sarebbe emerso, nell’arco di due decenni e mezzo, un intero edificio concettuale, istituzionale e politico.
Oggi è facile guardare a Saint-Malo come al momento inaugurale di una traiettoria inevitabile. Ma la verità è che, alla fine del 1998, nessuno aveva previsto l’esatta sequenza che ne sarebbe seguita. Il Consiglio europeo di Colonia si è tenuto nel giugno del 1999, seguito dal Consiglio di Helsinki nel dicembre dello stesso anno, quest’ultimo con il suo obiettivo principale di sessantamila effettivi. A questo ha fatto seguito la Politica europea di sicurezza e difesa (PESD), istituzionalizzata nel 2003, e la sua trasformazione in Politica comune di sicurezza e difesa (PSDC) con il Trattato di Lisbona. Poi sono arrivate la Strategia globale del 2016, la Cooperazione strutturata permanente lanciata nel 2017, il Fondo europeo di difesa nel 2018 e la Bussola strategica nel 2022. Infine, il Libro bianco sulla difesa europea – Prontezza 2030, presentato da Kaja Kallas e Andrius Kubilius nel marzo 2025 (Commissione europea, 2025). Saint-Malo è stata una promessa che ha impiegato molto tempo a realizzarsi, ma il cui significato non ha mai abbandonato il vocabolario europeo.
C’è qualcosa di sintomatico nell’origine marittima dell’espressione. Nella geografia politica europea, il mare è al contempo confine e ponte, punto di partenza e linea di difesa. L’autonomia strategica, come il mare, è ambigua: può separare o unire, può essere un ostacolo o una via. Nulla in essa è univoco. Saint-Malo non dichiarò una rottura con l’Alleanza Atlantica; al contrario, ribadì che la NATO continuava a essere il fondamento della difesa collettiva dei suoi membri. Ma alluse, con una cura quasi liturgica, alla possibilità per l’Europa di agire anche quando gli Stati Uniti non volevano o non potevano agire. Questo accenno, irrilevante nel contesto compiacente dell’era post-Guerra Fredda, sarebbe diventato, poco più di un quarto di secolo dopo, la questione centrale della politica estera europea.

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