Hermínio Cerqueira – Geopolitica mondiale, autonomia strategica (2026)

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Il ritorno della guerra nella politica europea
Nelle prime ore del 24 febbraio 2022, quando le colonne corazzate russe attraversarono il confine ucraino e i missili da crociera si abbatterono su Kiev, Kharkiv e decine di altre località, si concluse un’era della storia europea che molti consideravano definitivamente conclusa. Per oltre tre decenni, l’Europa occidentale aveva organizzato la propria vita politica, economica e strategica attorno a un presupposto raramente messo in discussione: che la guerra interstatale su larga scala, la guerra di conquista territoriale condotta da eserciti convenzionali contro un altro Stato sovrano, appartenesse al passato del continente. Il progetto europeo, nella sua stessa narrazione fondativa, era nato proprio come antidoto a questa guerra; l’integrazione economica, l’interpenetrazione delle economie e la condivisione della sovranità in ambiti un tempo riservati allo Stato-nazione avrebbero dovuto rendere il conflitto armato, per usare le parole della Dichiarazione Schuman, non solo impensabile, ma materialmente impossibile. L’invasione russa dell’Ucraina, con un solo gesto, ha smentito questa convinzione radicata da tempo. Il 2022 sarà ricordato come l’anno in cui la guerra ad alta intensità è tornata sul suolo europeo, sotto forma della più grande operazione militare terrestre che il continente abbia visto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.[1]
Questo libro inizia con una diagnosi che considera inevitabile e che enuncia fin da subito, senza esitazioni, perché tutto ciò che segue ne deriva: l’Europa è entrata in un’era di guerra prolungata, competizione sistemica e reindustrializzazione difensiva. Non si tratta di uno shock passeggero, di una crisi circoscritta che si risolverà con un cessate il fuoco e un ritorno alla normalità precedente. È un cambiamento strutturale nel contesto della sicurezza, le cui implicazioni permeano la politica estera, l’economia, l’industria, la tecnologia e la stessa concezione di sovranità degli stati europei. La guerra in Ucraina è l’evento scatenante e il suo epicentro geografico e morale, ma il fenomeno che rivela è molto più ampio. Si manifesta nell’accelerata erosione dell’ordine internazionale liberale, nella rivalità aperta e dichiarata tra le grandi potenze, nella strumentalizzazione dell’interdipendenza economica come strumento di coercizione e nella tardiva scoperta da parte delle società europee che la prosperità disarmata non costituisce, di per sé, una garanzia di sicurezza. La tesi centrale che permea queste pagine e che ciascuna delle otto parti in cui è suddivisa l’opera cercherà di sostenere, può essere riassunta in poche parole: l’autonomia strategica europea è realizzabile solo se compatibile con la NATO, basata su una solida base industriale e dotata di una reale capacità di sostenibilità. La sovranità senza capacità è pura illusione.
Vale la pena misurare la portata di questa proposta, che non è una semplice osservazione tecnica ma una tesi politica dalle profonde implicazioni. Affermare che la sovranità dipende dalla capacità significa respingere due tentazioni simmetriche che hanno alternativamente dominato il dibattito europeo.

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