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Ho trovato per voi una curiosa ordinanza del 1277. In quei tempi di oscurità e di fede, la gente era obbligata a reprimere le persone che bestemmiavano apertamente il nome di Gesù sui banchi di scuola, alla Sorbona e in altri luoghi durante la messa e di Maria. Non si fanno più queste cose… Da parte mia, ho incontrato persone implacabilmente surreali che sarebbero state incarcerate piuttosto che pubblicare una poesia blasfema contro la Vergine, perché credevano che potesse succedere loro qualcosa. Le punizioni più severe venivano dettate contro coloro che suonavano i dati sull’altare durante il santo sacrificio. Queste cose mi sembrano suggerire l’esistenza di una dimensione di efficacia che è palesemente carente nella nostra epoca. Non a caso parlo loro di dadi e li faccio giocare al pari o al dispari. È con il simbolismo di questo dado che rotola che nasce il desiderio. Non dico desiderio umano perché, in fondo, l’uomo che gioca con i dadi è prigioniero del desiderio così messo in gioco. Non conosce l’origine del suo desiderio, che rotola con il simbolo scritto sulle sei facce. (Capitoli XVII e XVIII)
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