
A cura di Gabriele Franci e Claudio Antonio Testi
Presentazione di Maurizio Matteuzzi
Traduzione di Grazyna Maszkowska
Il saggio di Lukasiewicz che proponiamo qui per la prima volta in italiano è stato considerato per tutto il Novecento una pietra miliare sia fra gli studi dedicati al pensiero di Aristotele – per la ricchezza dei richiami testuali e la perizia nella loro disamina – sia, e soprattutto, per gli sbocchi che apre alla logica contemporanea, di cui l’autore è universalmente riconosciuto come uno dei principali esponenti. La sostanziale indimostrabilità (ma soprattutto non necessità) logica di una legge all’apparenza inconfutabile come il “principio di contraddizione” consente a Lukasiewicz di giungere alla scoperta della cosiddetta logica polivalente, in cui, in buona sostanza, il “vero” e il “falso” non sono più le uniche due alternative possibili per il pensiero. Assistiamo a un’escursione del pensiero, tra l’altro di esemplare chiarezza, che per certi aspetti e per certi esiti è affine alle “rivoluzioni copernicane” di Kant o di Gödel, o al percorso di Janós Bolyai che, con altri, ci apre la strada alla pensabilità di universi non euclidei; o anche all’esperienza di Meinong (non a caso maestro di Lukasiewicz) che prova a costruire un sistema basato sulla pensabilità degli oggetti inesistenti. Allo stesso modo Lukasiewicz ci fa vedere come sia perfettamente possibile pensare rigorosamente senza far valere il principio di contraddizione; mentre, a suo parere, la necessità di detto principio deriva dalle sfere dell’etica e della politica, come se si trattasse del collante indispensabile affinché la civile convivenza non si sgretoli come d’incanto.
