
«Tranquilla, non avrai occasione di chiamarlo in alcun modo» rispose Elinor mentre finiva di sistemare i suoi libri.
«Perché ti sei portata tutti quei libri?»
«Secondo te? Per mettermeli sulla testa e camminare come una sciocca, ovviamente.»Caroline sapeva di aver bisogno di tempo per riprendersi dal duro colpo causato dal tradimento di Nathan e Edwina. Ma quando glielo dissero non immaginò di finire per essere messa da parte come una sedia rotta che non serve più a niente. Perché lei non aveva niente di rotto. Beh, sì, certo… il cuore, ma questo non avrebbe intaccato in alcun modo la sua capacità di sorridere, fingere interesse o danzare quando un cavaliere avesse avuto l’ardore di invitarla. Il problema era che nessuno l’avrebbe fatto.
«Anche William è un amico di famiglia. Perché non posso andarci con lui e con te sì?»
«Perché con me saresti del tutto al sicuro» rispose lui con tono ironico che non lasciava spazio a dubbi. «Non mi interessano le bambine viziate che non sanno fare altro che attirare l’attenzione battendo i piedi. E, se mi permetti un consiglio, direi che tutto ciò che ti dice Elizabeth, dovresti tenerlo bene a mente. È una donna ragionevole e intelligente. Potresti imparare molto da lei.»
Caroline è determinata a impedire che la trasformino in una zitella, ma allo stesso tempo non vuole diventare una vittima e per questo non permette a nessuno di compatirla. Renderà le cose difficili a quelli che la amano, anche a chi si è visto costretto ad aiutarla.
«Hai ucciso molti nemici, James?» chiese Caroline guardandolo intensamente. «O gli ufficiali si limitano a dare ordini da sopra il loro cavallo di modo che siano i soldati a svolgere il lavoro sporco?»
James posò i suoi occhi su di lei e la freddezza del suo sguardo le penetrò fin dentro le ossa.
«Non tutti possiamo essere Nathan Helps, Caroline, alcuni di noi devono sporcarsi le mani.»
