
Come in un gioco pirotecnico e scandito da un ritmo incessante, questo trittico di romanzi di Jean Bruce conduce il lettore dal Brasile all’Iran a Singapore, in un susseguirsi di colpi di scena diversissimi l’uno dall’altro e nello stesso tempo collegati da -un identico filo conduttore, che è quello della vera spy-story alla francese. Jean Bruce, che è stato un maestro e un caposcuola di questo genere di narrativa, non ha bisogno di presentazioni. E se ancora qualcuno non lo conoscesse, basteranno questi tre romanzi, pubblicati per la prima volta più di dieci anni fa, a fornirgli il lasciapassare necessario. In Il nostro agente a Rio, il « principe pirata » dello spionaggio si muove a Rio de Janeiro, dove Bento Itiquira e Marianna gli tengono testa fino in fondo come co-protagonisti di una storia di intrigo e di tradimento che rappresentò una delle pietre miliari della narrativa di spionaggio. Agenti provocatori, poi, anch’esso un classico deI genere, è una descrizione puntigliosa e attenta di quel crogiuolo di razze e di interessi contrastanti che è Singapore. Anche qui, OS 117 è al centro di un’avventura ritmata e veloce, che non lascia respiro. Alla fine, Iran: OS 117 k.o. In un’atmosfera arroventata, l’azione si muove agile e divertente, scarna ed efficace. Irresistibile.
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