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Liberalismo e conservatorismo, nazionalismo e socialismo, nazismo e comunismo, la storia della «destra» e della «sinistra» (e dei loro fraintendimenti), le origini dell’antisemitismo moderno; ma anche l’avvento e il trionfo della civiltà dell’immagine a scapito di quella della parola, il progressivo degrado delle competizioni elettorali a gare pubblicitarie, i rapporti uomo-donna con le relative regole di galateo, la crescita della criminalità e i connessi fenomeni di imbarbarimento: sono molti gli argomenti che il decano degli storici contemporanei tocca in questo densissimo libro, talora graffiante e controcorrente, che ha tutte le caratteristiche per essere considerato la summa del lavoro intellettuale di una vita. Lukacs si pone il problema di come la democrazia del nostro tempo sia cambiata dai tempi illuminati di Tocqueville – autentico nume tutelare del volume –, rendendosi sempre più vulnerabile alle sirene della demagogia. Non solo egli analizza i contrapposti sistemi politici che hanno attraversato il Novecento, ma riflettendo sulla democrazia americana ne descrive l’evoluzione dal Settecento a oggi come una progressiva deriva verso un pericoloso e forse irreversibile populismo, segnato, fra l’altro, dal prevalere del sentimento popolare sulla razionalità. Tale involuzione è avvenuta attraverso mezzi sempre più potenti e invasivi: la pubblicità, l’intrattenimento, la cultura dello spettacolo. È questa decadenza spirituale che, in una spirale degenerativa ormai evidente, rende così precaria la democrazia attuale, e il suo futuro.