John Ruskin
Le sette lampade dell’Architettura
1997 | EPUB
Unanime è ormai la consapevolezza che l’architettura moderna ha acquisito una dimensione storica; che essa ci ha fornito un’immagine chiara e insieme complessa di noi stessi, come uomini contemporanei; che la varietà dei suoi manufatti – dagli oggetti d’uso quotidiano agli ambienti più vasti – tesa dall’inizio ad una moralità egualitaria e democratica, è connessa ad un’unica volontà di costruzione di un nuovo ambiente umano, come supporto indispensabile ad una migliore vita comune. È al tempo stesso unanime il disagio di fronte alla compattezza delle ipotesi interpretative che ne hanno definito la configurazione da un secolo a questa parte: le discipline di progetto – l’architettura in senso stretto, il design, l’urbanistica e la pianificazione territoriale – la storia e la storiografia di ognuno di questi ambiti, hanno davvero fatto riferimento ad una unità di metodo alle varie scale e ad una unità di intenzioni e di ipotesi culturali? Che ne è oggi di tale unità conclamata nel notissimo slogan di Muthesius «dal cucchiaio alla città»? Che è accaduto di quella moralità che contribuiva al processo formativo con una tensione singolarmente internazionale? Che ne è della complessità e contraddizione che i fatti, gli oggetti e gli avvenimenti del mondo del design, dall’architettura, delle discipline territoriali del nostro secolo hanno trascinato con sé, convivendo – in opposizione o assimilazione – con analoghi episodi della più antica tradizione? Che ne è di quel rapporto tra la storia e la ricca fenomenologia del moderno, così cristallinamente negativo in un primo momento? Questa serie di scritti di architettura si era aperta anni fa articolandosi in fonti ed opinioni; il rapido mutare dei tempi indica la necessità di un allargamento al design, alle monografìe, a fatti meno facilmente classificabili entro serie ragionate di argomenti. Rimane comunque valida l’ipotesi di partenza: è ancora tempo di esplorazione e di diffusione al più vasto pubblico dei fatti dell’architettura; è ancora tempo che urge chiarificazioni, effettivo lavoro culturale oltre il chiuso dei recinti ideologici o di una riduttiva pratica professionale; è ancora tempo di dar corpo e materia consistenti allo sforzo interpretativo in atto, che vede al centro il mestiere dell’architetto, la sua pregnanza, i suoi modi di alimentazione. Resta tuttora necessaria soprattutto la costituzione di un catalogo ragionato e a più mani dei percorsi che si sono compiuti in questi ultimi centocinquant’anni, per ricostituire l’humus vitale nel quale i più recenti indirizzi possano trovare profondità di storia e spessore di cultura.

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