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Fino a non molto tempo fa, rimanere “zitella” veniva considerato il più infelice dei destini. L’autrice, in modo originale e provocatorio, rovescia questo luogo comune e intona un appassionato elogio della donna non sposata. Alla luce di un’esperienza intima e personale, ripercorre la propria educazione sentimentale dall’adolescenza fino alla decisione di accogliere la sua “singletudine”. E ci mostra, con esempi tratti dalla storia e dalla letteratura, che vivere da sole non è una condizione imbarazzante da cui sfuggire, ma può essere una forma, esigente e appagante, di libertà.
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