Italian | Scan PDF | Pagine: 165 | Bollati Boringhieri | 1988

 

Per Twardowski ogni rappresentazione si distingue in atto della rappresentazione e contenuto della rappresentazione. E il contenuto della rappresentazione si distingue a sua volta dall’oggetto, ma l’ambiguità del linguaggio è tale che sia il contenuto che l’oggetto sono rappresentati, mentre per “rappresentazione” si indica sia l’atto che il contenuto. Twardowski dice che altro è il rappresentarsi qualcosa e altro è l’affermare o negare qualcosa; a tal proposito egli dice che non c’è alcuna forma di transizione possibile tra rappresentazione e giudizio. Infatti critica la tesi di Benno Erdmann secondo il quale le rappresentazioni sono implicitamente dei giudizi. Erdmann sostiene che alcuni giudizi vengono riassunti in una sola parola (lo Stato, le leggi di natura, la religione) il cui significato è dato attraverso giudizi (sarebbe quello che noi chiamiamo definizione). Twardowski critica l’argomento di Erdmann dicendo che anche se ci si rappresenta un soggetto, dei predicati ed un giudizio che li collega, questa non è l’enunciazione di un giudizio. Egli sostiene inoltre che se ogni rappresentazione implica un’asserzione sull’oggetto della rappresentazione stessa, allora la conseguenza sarebbe che ci siano solo rappresentazioni semplici nel vero senso della parola.

 

 

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