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Questo libro nasce da un atto di dissenso. L’atto di dissenso con l’idea, ormai dominante, che la politica debba limitarsi ad amministrare vincoli decisi altrove. Un atto di dissenso con il dogma secondo cui la sovranità sarebbe un retaggio del passato, la nazione un ostacolo, il popolo un problema da contenere.
Negli ultimi decenni allo Stato italiano è stato chiesto di arretrare: arretrare nella capacità di decidere, di proteggere, di orientare. In cambio, gli è stata promessa stabilità. Ma ciò che è stato ottenuto non è stabilità: è impotenza. Le forme della democrazia sono rimaste, la sostanza è stata progressivamente svuotata.
Questo libro parte da una tesi chiara: non esiste democrazia senza sovranità, e non esiste sovranità senza uno Stato capace di riconoscere se stesso come comunità politica. Tutto ciò che negli ultimi anni è stato presentato come “inevitabile”, dalla cessione della moneta alla neutralizzazione della scuola, dalla gestione tecnocratica dell’economia alla dissoluzione delle frontiere, è in realtà il risultato di scelte politiche precise, mascherate da necessità tecniche.
L’Unione Europea, così come si è strutturata, non è il compimento naturale di un sogno di cooperazione, ma l’esito di una vittoria ideologica: quella di chi ha voluto sottrarre le decisioni fondamentali al controllo dei popoli. La scuola è stata privata della sua funzione nazionale, l’immigrazione trasformata da fenomeno governabile a leva strutturale, la demografia abbandonata, la cittadinanza svuotata di significato.
Questo libro rifiuta il ricatto politico secondo cui l’alternativa alla rinuncia sarebbe il caos. Al contrario, sostiene che il vero caos nasce quando il dissenso viene espulso dallo spazio istituzionale, quando non è più possibile scegliere, correggere, cambiare direzione. In quel momento la politica muore, e al suo posto resta solo gestione, controllo, obbedienza.
Qui non troverai nostalgia né rassegnazione. Troverai una critica radicale, ma fondata, dell’ordine attuale. Troverai l’idea che lo Stato non sia un ente umanitario universale, ma un soggetto politico che risponde prima di tutto ai propri cittadini. Che i diritti presuppongono appartenenza. Che l’integrazione presuppone un’identità pubblica. Che la democrazia presuppone la possibilità reale di dire “no”.
Questo libro non chiede il permesso di esistere. Nasce per affermare che nessun trattato, nessuna istituzione, nessuna governance è legittima se impedisce a un popolo di decidere il proprio destino. E che recuperare la sovranità non è un atto di chiusura, ma l’unica condizione per tornare a essere liberi.
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