Luana Brivio – L’Altro Marito (2026)

Formato: EPUB

Un hotel di lusso a duemila metri. Una tormenta che non accenna a fermarsi. E un marito che sparisce nel tempo che serve per attraversare una porta a vetri.

Dafne Asturi sale in montagna per il matrimonio last-minute di sua madre. Suo marito Dimitri guida. Suo figlio Lucas li aspetta già lassù, con la nonna e la zia. Poi, in venti minuti, il mondo le si stacca da sotto i piedi: Dimitri scompare tra il parcheggio e la reception. Come se non fosse mai esistito.

Il personale giura di non averlo mai visto. Il receptionist che li aveva accolti insieme sostiene che Dafne sia arrivata da sola. E sua madre — sua madre, tra tutti — le dice guardandola dritta negli occhi che Dimitri non esiste.

Dafne fa l’attrice di mestiere. Sa riconoscere una scena costruita. Pensa a una candid camera, a uno scherzo di famiglia di pessimo gusto, ed è pronta ad applaudire — se solo qualcuno, in tutto l’albergo, accennasse un sorriso.

Ma nessuno ride. E nessuno le dice quanto ancora dovrà durare la messinscena, tra pareti di vetro, suite rivestite in quercia e vasi di fiori bianchi.

Vorrebbe chiamare la polizia. Ma al Chantilly i telefoni si consegnano all’arrivo. Fa parte del “programma benessere” — perché quello non è un hotel qualunque. È il posto dove la gente sale per purificarsi, dimagrire, rinascere. E a gestirlo c’è lui: il dottor Rocca. Elegante, paziente, sicuro come chi non ha mai dubitato di niente in vita sua. Le porge il braccio come se l’avesse già fatto mille volte. Le dice che è sua moglie. Le dice che ha un nome diverso da quello che ricorda. Si prende cura di lei con la dolcezza che si riserva ai malati.

Fuori, dodici chilometri di tornanti spariscono sotto la neve. Dentro, ogni persona che Dafne credeva di conoscere ripete la stessa bugia, con la stessa calma innaturale, come attori che hanno provato la parte troppe volte per sbagliarla.

O sono tutti pazzi. O l’unica a esserlo è lei.

O esiste una terza versione, la peggiore di tutte. Perché non è solo suo marito a essere stato sostituito da uno sconosciuto con l’orologio al polso. È anche suo figlio — e Lucas ha bisogno di un farmaco che nessuno, in quell’hotel, sembra preoccuparsi di somministrargli.

Dafne inizia a contare le scorte. Poi le ore. Poi i propri ricordi, uno per uno, come si contano le crepe in un ghiaccio che sta per cedere.

Quanto puoi fidarti della tua memoria, quando un albergo intero giura che ti sbagli? Quanto puoi fidarti del tuo istinto di madre, quando c’è un bambino che non hai mai visto che ti chiama mamma?

Una storia che attraversa sensi di colpa, intrighi famigliari, segreti inconfessabili e gaslighting, dove la forza della protagonista non è solo cercare indizi, ma farsi attrice del proprio destino.

Perfetto per chi ama lo stile scorrevole di Freida McFadden e l’arguzia psicologica di Gillian Flynn, con un tocco di terrore domestico alla A. B. Paris.

Una trama a incastro, costruita come un congegno a orologeria dove ogni indizio torna al suo posto solo nelle ultime pagine. Una voce narrante in prima persona, magnetica e inaffidabile quanto basta, che trascina il lettore dentro ogni dubbio della protagonista. E un’ambientazione innevata, sospesa, claustrofobica, dove le atmosfere invernali si fanno personaggio a loro volta, tra vetrate ghiacciate, boschi sepolti e silenzi che pesano più delle urla.

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