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È un tentativo di pensare en philosophe che Luca M. Possati ci propone con questo agile testo di appena 106 pagine, il cui titolo enuncia un programma, quasi un manifesto, di pensiero: «la ripetizione creatrice». Titolo suggestivo, e altrettanto suggestivo è l’accostamento che ritroviamo nel sottotitolo «Melandri, Derrida e lo spazio dell’analogia». Emerge così, e fin dalle prime battute, l’originalità dell’impresa con cui l’autore si confronta. Originale perché inedita e tanto più coraggiosa, questa impresa, se consideriamo il riferimento a Melandri, figura geniale e ingiustamente misconosciuta del nostro Novecento, la cui opera incomincia finalmente a registrare – ora grazie anche a Possati – una prima doverosa ricezione. Tra Melandri e Derrida, il passaggio tutt’altro che evidente, almeno all’apparenza, è reso chiaro alla luce del tema, l’«analogia», ovvero lo «spazio dell’analogia». Ed ogni parola conta: lo «spazio», infatti, non è solo lo spazio di una riflessione e, di conseguenza, la possibilità di un confronto tra due pensatori, «Melandri» e «Derrida» – nomi da intendersi, piuttosto, alla stregua d’aggettivi che qualificano due distinte costellazioni di pensiero. Lo «spazio» o, meglio, una certa concezione dello spazio, è la risposta all’«enigma della ripetizione» che Possati evince dalla sua lettura dell’analogia, il tema a cui Melandri aveva consacrato nel 1968 La Linea e il Circolo, «un capolavoro della filosofia del Novecento» – per riprende l’ormai celebre espressione di G. Agamben.
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