
FORMATO: EPUB
Serie: Benson Love vol. 3 (ATTENZIONE! Il libro contiene scene di sesso).
Scozia, 1816.
Richard Douglas Scott, conte di Dalkeith, è un libertino dedito al vizio in ogni sua forma, che ha come unico obiettivo fare dispetto al proprio genitore. Dopo un principio di infanzia felice, egli è stato allontanato dalla propria casa, dagli affetti e ciò lo ha reso ruvido di carattere e disposto a coltivare solo le proprie attitudini. Sin da ragazzo è stato definito orgoglioso, indomabile, dissoluto e per questo non ha mai accettato l’invito paterno di scegliersi una moglie, che non fosse già sposata ad un altro.
Felicity Olivia Carlise, figlia di Lord e Lady Stanton, invece, è una donna gentile, esuberante, atletica e con la mente sveglia, ma che a causa delle presenza opprimente della madre non è riuscita ad emergere e a trovare un uomo disposto a sposarla.
A risolvere il problema ci penseranno i rispettivi genitori che, per motivi diversi, concorderanno la loro unione. Un’unione detestata da entrambi gli sposi, che li renderà inevitabilmente rabbiosi l’uno con l’altra.
Tra incomprensioni, tradimenti, avvenimenti, passioni, lacrime e sorrisi, Richard e Felicity riusciranno a trasformare il loro matrimonio combinato in uno d’amore oppure soccomberanno all’ostilità?
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Estratto dal romanzo:
[…]
«Credete sul serio che vi voglia morta?» domandò, afferrandole la mano per trattenerla.
Il contatto fu l’ennesima miccia che fece esplodere la ribellione della donna. «Non azzardatevi a toccarmi» gli intimò, rossa per la collera, mentre si liberava dal calore del suo tocco. «Voi non dovete neanche pensare di farlo» precisò, con un tale astio da respingerlo con violenza.
«Mettetevi questo dannato cappotto e vi lascerò in pace» glielo spinse contro, urtandola e facendola indietreggiare di un passo.
«Bene!» Glielo strappò dalle mani e lo indossò come una furia. «Ora posso andarmene?»
«Per me potete andare anche all’inferno» ribatté, usando un’espressione talmente colorita e crudele, che riuscì a fargli provare persino un velo di vergogna. Non si era mai espresso in quel modo.
«Ci sono già all’Inferno.»
[…]
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