Marco Cima, Gabriella Pantò, Sofia Uggé – Longobardi a Belmonte  (2019) PDF
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Grazie ad un’attenta rilettura degli scavi archeologici del passato, compiuta anche con metodi e tecnologie innovative ed attraverso la messa a sistema e la rigorosa interpretazione dei moltissimi dati derivati dalle indagini più recenti, i saggi del volume restituiscono una descrizione viva e originale della nascita e della vita quotidiana degli insediamenti d’altura di Belmonte. Luogo di grande suggestione, Belmonte si alza all’imbocco della Valle dell’Orco presentandosi oggi come un imponente rilievo boscato coronato dalle maestose strutture del Santuario, a comporre un paesaggio speciale, dove all’elevato valore della scena naturale, dominata dalle vette che si alzano in lontananza, si sovrappongono i valori immateriali legati alla presenza ed alla memoria della Via Crucis e dell’edificio sacro dedicato alla Vergine, oggetto da secoli di una sentita devozione popolare. Tali valori hanno portato nel 2003 all’iscrizione del Sacro Monte di Belmonte, tra gli altri siti del Piemonte e della Lombardia, nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Con la profondità di visione propria di chi indaga i territori con gli strumenti e le competenze dell’archeologo, i testi raccolti nel volume ricostruiscono le vicende insediative del sito a partire dalle prime e più antiche tracce delle età del Bronzo e del Ferro, alle testimonianze dell’uso in età romana – quando Belmonte si affacciava su una pianura fertile, centuriata e densamente abitata – fino al periodo ancora ombroso delle invasioni, quando l’altura venne fortificata ed occupata da popolazioni longobarde in ragione della sua posizione strategica, della morfologia e presumibilmente anche della sua marginalità rispetto agli insediamenti preesistenti. I nuovi studi non solo consentono di rivalutare le epoche di edificazione e di vita dell’insediamento e la precisa origine dei suoi abitanti, ma delineano un quadro vivo della loro quotidianità, descrivendoci una comunità attenta alle esigenze difensive e guarnita di un drappello di armati, ma anche esperta nelle pratiche agricole e nella tessitura, oltre che versata in modo particolare nella metallurgia. Il forte legame con la tradizione delle popolazioni del nord trova conferma anche nel confronto con due diversi siti, l’uno ligure e l’altro padano, i cui ritrovamenti presentano forti attinenze con quelli del sito di Belmonte, ora custoditi in prevalenza al Museo di Antichità di Torino. La lettura e interpretazione delle tracce più antiche dell’uso di culto, costituite in prevalenza da lacerti di materiali scultorei di pregio, offre elementi per comprendere la continuità di ruolo e di significato del sito nel contesto territoriale, completando una rassegna che potrà rivelarsi preziosa non solo per arricchire il quadro delle conoscenze storiche e scientifiche delle comunità del passato, ma anche per rafforzare i valori identitari e il senso di appartenenza delle comunità che ancora oggi vivono e lavorano all’ombra dell’altura di Belmonte.

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