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Il prezzo di una scelta normale

L’INFAME DI BOLZANETO
fu chiamato l’infermiere che denunciò gli abusi

Così lo chiamavano alcuni agenti della “penitenziaria” e lui, in risposta, per provocazione, per orgoglio, per sfida, proprio in quel modo – Io, l’infame di Bolzaneto – ha voluto titolare il libro che raccoglie la sua testimonianza. Poggi è stato il primo – tra chi era dall’altra parte – a sentire il dovere di rompere il cerchio del silenzio. “Delle violenze nelle strade di Genova – dice – c’erano le immagini, le foto, i filmati. Tutto è avvenuto alla luce del sole. A Bolzaneto, no. Le violenze, le torture si sono consumate dietro le mura di una caserma, in uno spazio chiuso e protetto, in un ambiente che prometteva impunità.
Marco Poggi era alla caserma Bolzaneto, a Genova, nei giorni del G8, come infermiere carcerario. Ha visto abusi e violenze che ha denunciato per buon senso civico e per fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine. La sua denuncia è stata considerata un’infamia e Marco Poggi ha dovuto cambiare lavoro e confrontarsi con una realtà amara. Nel libro “Io, l’infame di Bolzaneto” (ed. Yema) racconta di quei giorni del luglio 2001, del prima e del dopo di quell’esperienza. Il termine “delatore”, deformato nel suo significato, apparentemente meno offensivo, é spesso usato a sproposito solo per difendersi ledendo l’onore altrui, da chi con inclinazioni omertose o “mafiose” tende ad escludere non solo chi si rivolge all’autorità per reati ed abusi, ma anche semplici critiche al proprio operato o all’agire negativo di un gruppo. L’infamia quindi é ben altra cosa.

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