
Lolotta, un’anziana donna, sta innaffiando il suo orto nella periferia milanese, quando tra gli ortaggi sente il pianto di un neonato. Trova un bambino abbandonato sotto un cavolo cappuccio e lo porta in casa per accudirlo: la donna decide quindi di chiamarlo Totò.
Passano gli anni, Lolotta si ammala e muore. Dopo il suo funerale, Totò viene portato all’orfanotrofio da dove esce dopo aver compiuto la maggiore età.
Girando per la città in cerca di un lavoro, a Totò viene rubata la valigia. Accortosi della cosa, Totò insegue il ladro fino a fermarlo, e dopo una spiegazione del gesto i due diventano amici. L’uomo, che si chiama Alfredo, invita Totò a seguirlo a casa sua.
La “casa” di Alfredo in realtà è solo un riparo di fortuna realizzato con vecchi lamierati, in una baraccopoli di periferia. Nei mesi successivi Totò, con l’aiuto dei vari occupanti della zona, costruisce un piccolo villaggio di baracche, dove trovano abitazione coloro che hanno perso tutto durante la guerra. Tra questi personaggi Totò incontra una famiglia di nobile apparenza, accompagnata dalla domestica Edvige. Totò si infatua subito della ragazza che a sua volta ricambia con vivo interesse.
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