
Formato: EPUB
Questo libro è nato da un pugno di documenti ingialliti, da un certificato manoscritto in corsivo italiano ottocentesco, da un elenco di nomi e date registrato su una nave chiamata Bourgogne, e da un albero genealogico che, seguito a ritroso, sfocia sempre nello stesso punto: una donna di nome Vittoria Vivaldi, nata nel 1872 in un piccolo comune della provincia di Verona, e morta settant’anni dopo in una città dello Stato di San Paolo che aveva imparato a chiamare casa.
Tra questi due punti — Minerbe e Campinas — si è consumata un’intera vita: una traversata dell’Atlantico a diciassette anni, mai ripetuta, un matrimonio, otto figli, la dolorosa perdita di uno di loro ancora piccolo, e decenni di lavoro silenzioso che, senza clamore, gettarono le basi di una famiglia che oggi si estende per generazioni, arrivando fino a chi legge queste pagine.
Quello che segue è un tentativo di ricostruire questa vita a partire dai frammenti sopravvissuti — registri civili, liste d’immigrazione, certificati di nascita e di morte — e di immaginare, con il rispetto dovuto alla memoria di chi non ha potuto raccontare la propria storia, ciò che questi freddi documenti lasciano intravedere sui giorni, le scelte e gli affetti di Vittoria Vivaldi.
Questo non è un romanzo, sebbene prenda in prestito la libertà della narrativa per dare carne alle ossa dei registri anagrafici. Ogni data, ogni nome, ogni luogo qui menzionato corrisponde a un documento reale, gentilmente raccolto e conservato dalla ricerca genealogica che ha reso possibile questo libro. Le scene, i pensieri e i dialoghi sono ricostruzioni verosimili, ancorate ai fatti — ponti d’immaginazione gettati sui silenzi che la storia, inevitabilmente, si lascia alle spalle.
È la storia di una bisnonna. È anche, in un certo senso, la storia di come si arriva a esistere: attraverso la somma improbabile di decisioni prese da persone che non avrebbero mai immaginato di essere ricordate.
Tra questi due punti — Minerbe e Campinas — si è consumata un’intera vita: una traversata dell’Atlantico a diciassette anni, mai ripetuta, un matrimonio, otto figli, la dolorosa perdita di uno di loro ancora piccolo, e decenni di lavoro silenzioso che, senza clamore, gettarono le basi di una famiglia che oggi si estende per generazioni, arrivando fino a chi legge queste pagine.
Quello che segue è un tentativo di ricostruire questa vita a partire dai frammenti sopravvissuti — registri civili, liste d’immigrazione, certificati di nascita e di morte — e di immaginare, con il rispetto dovuto alla memoria di chi non ha potuto raccontare la propria storia, ciò che questi freddi documenti lasciano intravedere sui giorni, le scelte e gli affetti di Vittoria Vivaldi.
Questo non è un romanzo, sebbene prenda in prestito la libertà della narrativa per dare carne alle ossa dei registri anagrafici. Ogni data, ogni nome, ogni luogo qui menzionato corrisponde a un documento reale, gentilmente raccolto e conservato dalla ricerca genealogica che ha reso possibile questo libro. Le scene, i pensieri e i dialoghi sono ricostruzioni verosimili, ancorate ai fatti — ponti d’immaginazione gettati sui silenzi che la storia, inevitabilmente, si lascia alle spalle.
È la storia di una bisnonna. È anche, in un certo senso, la storia di come si arriva a esistere: attraverso la somma improbabile di decisioni prese da persone che non avrebbero mai immaginato di essere ricordate.
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