
Dopo la sua prima pubblicazione nel 1963, il trattato bizantino Peri tragoedias, unicum tramandato dall’importante Oxford MS Barocci 131, entrò in discussione sui suoi problemi esegetici e di genesi. Nemmeno l’edizione del 1993 sembra risolvere i tanti interrogativi. Questa nuova edizione riparte da zero: attraverso le fonti e l’uso di una bibliografia aggiornata, l’esegesi mira principalmente a mettere in luce gli aspetti “non verbali” del teatro greco: lo spazio, la musica, il canto e la danza, oggi in voga negli studi e in che l’autore anonimo è il benvenuto. In una nuova considerazione globale, lo studio filologico si intreccia con quello paleografico-codicologico e storico. Il Baroccianus viene così più puntualmente contestualizzato nella sua tipologia tipica di miscellanea erudita di età tardo bizantina composta per stadi, e l’intersezione dei vari indizi permette di formulare l’originaria ipotesi conclusiva relativa alla paternità di questo strano testo: escluso Psellus (come molti credono), la compilazione di tutti i testi filosofici tra i quali questo è inserito si colloca nel clima dell’Impero in esilio di Nicea e nell’ambito erudito della corte imperiale.
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