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Che cosa accade quando una persona diventa una notizia prima ancora di avere avuto il tempo di raccontare la propria storia? E che cosa accade quando, quasi due anni dopo, a finire dall’altra parte della lente è proprio il giornalista che quella storia aveva cominciato a osservare?
Nell’agosto del 2024 Maria Rosaria Boccia diventa improvvisamente uno dei nomi più discussi della cronaca italiana. Titoli, fotografie, televisioni, social network, ricostruzioni, procedimenti giudiziari e migliaia di commenti trasformano una donna in un “caso”.
Pochi giorni dopo, sul suo telefono arriva un messaggio destinato a cambiare una parte importante di quella storia:
«Gentile Dottoressa Maria Rosaria…»
A scriverlo è Sigfrido Ranucci, giornalista e volto di Report.
Da quel primo contatto nasce un rapporto che attraversa quasi due anni di cronaca italiana e che, pagina dopo pagina, supera progressivamente il confine professionale per diventare qualcosa di molto più semplice e, proprio per questo, più difficile da raccontare: un’amicizia.
Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste racconta questa storia dall’interno, intrecciando memoria personale, conversazioni, documenti, vicende pubbliche e ricostruzione narrativa. È il racconto di telefonate oltre la mezzanotte, incontri, discussioni, ironia, prime pagine satiriche, gianduiotti trasformati in una surreale moneta di scambio e di un soprannome, Superman, dietro il quale Maria Rosaria scopre progressivamente non l’eroe invulnerabile immaginato dal pubblico, ma un uomo con contraddizioni, fragilità, ostinazioni e un garbo che nessuna tempesta sembra riuscire a cancellare.
Ma è anche un viaggio dentro alcuni dei grandi interrogativi del nostro tempo: dove termina il diritto di cronaca e dove comincia la privacy? Che cosa significa essere una fonte? Quanto può cambiare il significato di una conversazione privata quando viene sottratta al proprio contesto? E quanto rimane di una persona quando la sua identità viene progressivamente sostituita dal personaggio costruito dai media?
Nel racconto entrano Report, la Rai, il Garante per la protezione dei dati personali, i procedimenti giudiziari, gli audio, le chat finite in televisione, le polemiche con altri protagonisti dell’informazione, l’attentato contro Ranucci e, infine, la tempesta professionale che nell’estate del 2026 porta il giornalista a diventare, a propria volta, oggetto della stessa attenzione mediatica che per una vita aveva rivolto agli altri.
I ruoli, allora, sembrano capovolgersi: nel 2024 era Sigfrido a fare domande mentre Maria Rosaria cercava di spiegare chi fosse; nell’estate del 2026 è lei a osservare ciò che accade a lui, riconoscendo nell’amico la stessa distanza dolorosa che può separare una persona dal personaggio che gli altri costruiscono intorno al suo nome.
Questo libro non pretende di pronunciare sentenze, né di consegnare al lettore eroi perfetti o verità precostituite. Racconta una prospettiva, quella di Maria Rosaria Boccia, fermandosi deliberatamente al 28 agosto 2026, mentre alcune delle vicende narrate sono ancora in movimento.
È una storia di giornalismo e potere, cronaca e privacy, esposizione mediatica e memoria digitale, ma soprattutto è la storia di due persone che si sono incontrate nel mezzo di una tempesta e che, mentre fuori gli altri cercavano continuamente una definizione per il loro rapporto, hanno continuato ostinatamente a chiamarlo con una parola molto più semplice:
amicizia.
Perché gli eroi perfetti appartengono ai monumenti. Quelli imperfetti, qualche volta, appartengono alla vita.
E quando uno di loro diventa un amico, resta soltanto una cosa da dire:
guai a chi lo tocca.
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