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L’analisi antropologica non può limitarsi all’«esistenza corporeo-sensibile», ma, secondo l’annuncio di Marx, deve impegnarsi a comprendere le forme dell’agire e i modi in cui l’uomo scopre e inventa se stesso e il mondo. Va detto, aggiunge Habermas, che, se l ‘uomo «è un essere storico e soltanto nella storia diviene ciò che è» , questo è un dato inquietante per un’antropologia che definisce la natura dell’uomo o ciò che è comune in ogni tempo a tutti gli uomini. Un’antropologia critica, che affianchi il suo lavoro a una teoria critica della società, è incompatibile con «un catalogo di costanti antropologiche», con una antologia che «insiste nel fare suo oggetto ciò che ricorre»: l’antropologia filosofica degenera, in tal caso, in un «discorso acritico», in «una dogmatica con conseguenze politiche, tanto più pericolosa quanto più pre­tende di essere disinteressata».

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