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Nessun confine è mai nato da un trattato. Nessun ordine internazionale ha mai retto senza la forza a sostenerlo.
Da Kiev a Taipei, dai Balcani a Gaza, dal Sahel al Mar Cinese Meridionale, La grammatica della forza attraversa i principali fronti di crisi del pianeta per sostenere una tesi tanto scomoda quanto attuale: dietro il linguaggio del diritto internazionale, delle istituzioni multilaterali e dei valori condivisi, a decidere gli equilibri tra le nazioni resta sempre lo stesso fattore. La potenza — militare, economica, tecnologica, culturale.
Un viaggio in undici capitoli attraverso ogni quadrante del pianeta.
Il saggio ricostruisce, teatro dopo teatro, come questa stessa logica attraversi la contrazione dell’egemonia americana, la crisi del fianco orientale d’Europa, la frammentazione dei Balcani, il Caucaso conteso, il secolo lungo del Medio Oriente, l’Africa delle statualità incompiute, l’Asia meridionale erede della partition, e la competizione sino-americana che ridisegna l’Indo-Pacifico — fino alle forme più recenti e meno visibili della forza contemporanea: guerra per procura, mercenariato, droni e intelligenza artificiale, guerra cibernetica e cognitiva, dipendenza dalle materie prime critiche, arma finanziaria, migrazioni strumentalizzate, competizione nello spazio orbitale e nell’Artico.
Una tesi, non solo una rassegna.
Muovendo dalla tradizione realista — da Tucidide a Hobbes, fino ai teorici del Novecento — il libro non si limita a raccontare le crisi contemporanee: le usa per verificare, caso dopo caso, se la forza materiale resti davvero il fattore ultimo che decide gli esiti geopolitici concreti, al di là delle giustificazioni giuridiche e morali con cui ogni potenza riveste i propri interessi. Una sezione nel capitolo finale dedicata all’Italia affronta senza sconti la propria condizione di potenza subordinata, e le scelte concrete ancora disponibili entro i vincoli dell’alleanza atlantica.
Per chi legge le notizie e non si accontenta di spiegazioni comode.
Un libro per chi segue l’attualità internazionale e sente che manca sempre una cornice capace di tenere insieme Ucraina, Taiwan, Gaza e il Sahel; per chi si interessa di relazioni internazionali, storia contemporanea e teoria politica; per chi preferisce una lettura lucida, anche quando scomoda, a una rassicurante ma del tutto incompleta.
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