
Italian | SCAN PDF | Pagine: 700 | Adelphi | 1990
Questo libro di Massimo Cacciari, la sua più importante opera teoretica fino a oggi, dichiara già nel titolo la volontà di volgere lo sguardo a quel «cominciamento» che è il problema del pensiero filosofico (ogni altro sapere presuppone l’oggetto da cui inizia). A questa tranquilla inattualità nel porre senza indugi – e senza sentire il bisogno di darsi giustificazioni – il problema di sempre della filosofia corrisponde una novità perentoria nella articolazione della forma, che si compone sottilmente dei tre modi della scrittura filosofica: il dialogo (quindi l’ironia, la ricerca), il trattato (quindi la sistematicità), il parergon (quindi la frammentazione aforistica, il «Dio nel dettaglio»). Da questi tratti apparirà evidente una certa, voluta arcaicità dell’architettura formale, che implica in sé, pur non dichiarandola, una vis polemica contro ogni discorso filosofico rassegnato all’inerzia e convinto che quest’ultima sia anche la più ragionevole medicina. Qui, al contrario, non si sfugge al riconoscere che, se pensiero filosofico deve esserci, non può che riproporsi perennemente le domande del Parmenide platonico. È questo il «compito del pensare», quello che Hegel chiamava il «lavoro del concetto».
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