
Italian | HQ PDF | Pagine: 194 | Franco Angeli | 2012
«In quest’opera Max Scheler (1874-1928) pone al centro della riflessione filosofica il concetto di “Weltoffenheit”. La risposta alla domanda kantiana “che cos’è l’uomo?” non va dedotta da una qualche essenza, ma cercata nel particolare posizionamento emozionale della persona nel mondo. L’antropologia filosofica diventa l’esplicito invito ad abbandonare ogni forma di astratto teoreticismo per far spazio ad una fenomenologia delle strutture emotivo-esistenziali della persona nell’atto di aprirsi al mondo. Se il soggetto egocentrico della filosofia moderna aveva isolato e contrapposto la filosofia all’esperienza, riducendo il mondo a proprio oggetto, l’apertura al mondo della persona rimette in contatto filosofia ed esperienza, cogliendo nella natura e nell’altro un valore etico autonomo e irriducibile. L’uomo rimane comunque una “questione aperta”: è Allmensch, cioè l’atto con cui la vita trascende se stessa, qualsiasi forma psicologica, biologica o materiale tale atto possa assumere nel corso della storia cosmica.
L’antropologia filosofica dello Allmensch decreta il tramonto della centralità dello homo faber e implica un abbandono definitivo di ogni forma di riduttivismo, soggettivismo, psicologismo o antropomorfismo. Per raggiungere questo obiettivo Scheler inserisce questa tematica in un contesto ancora più ampio: la posizione dell’uomo nel cosmo va compresa all’interno di quella Stufenfolge schellinghiana della Zentralisierung che caratterizza tutta la natura e che nell’uomo si rovescia in ex-centricità. In tal modo Scheler, già negli anni Venti, propone di reinterpretare il problema aristotelico delle differenze fra i diversi sistemi viventi in base a quello che oggi chiameremmo un principio “autoreferenziale”. Nel corso del Novecento, a giudizio dell’ultimo Gehlen, il livello della discussione su queste tematiche sostanzialmente non è riuscito ad andare oltre queste prime, essenziali, formulazioni scheleriane. La posizione dell’uomo nel cosmo è una delle maggiori opere filosofiche del Novecento. Viene proposta qui per la prima volta in traduzione italiana secondo l’edizione originale del 1928. L’edizione che finora abbiamo conosciuto si basava invece sulla versione ampiamente rimaneggiata dalla moglie di Scheler nel 1947. Il testo è preceduto da una “Guida alla lettura” e corredato da un ampio commento e “Glossario”»
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