
Tema centrale dell’intera opera di Mary Melfi è il complesso e conflittuale rapporto tra l’uomo e la donna, tema da lei trattato fin dall’inizio degli anni ottanta (in poesia e prosa) in modo minuzioso attraverso tutte le possibili sfaccettature sociali, sessuali, esistenziali utilizzando una maniera di raccontare dinamica, moderna, a volte forte e dirompente dal punto di vista della lingua e delle situazioni, utilizzando l’ironia, spesso il sarcasmo, veicolando attraverso l’ironico dire e argomentare delle protagoniste la sua sensibilità di donna e di artista. Con Riti di infertilità, Mary Melfi introduce nella sua opera anche il tema della rivendicazione di un posto nell’ufficialità del mondo culturale canadese. Così informato della duplicità anglofona e francofona e ritorna, a livello tematico, alle proprie origini italiane, però la dimensione “italiana” della protagonista di Riti di infertilità è solo una dimensione culturale di partenza su cui si dipanano tutti i numerosi e complessi temi che il libro tratta e che sono di ordine universale. Il romanzo racconta le difficoltà che vive Nina Di Fiore, trentenne, canadese, di origine italiana, pittrice che ha sempre vissuto solo per l’arte, quando deve confrontarsi col proprio “destino biologico”, che inaspettatamente le nega una facile e naturale maternità. Una triste successione di ben tre aborti e soprattutto l’inizio e il corso di una quarta gravidanza scandiscono il particolareggiato racconto intimo di questa donna mentre si relaziona con il suo difficile percorso di vita che le impone, appunto, attraverso la ricerca della fertilità, tutta una serie di riti e di implicazioni di ordine sociale, sessuale, psicologico, medico.
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