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Alla Pensione Corallo tutti mentono. Il problema è che Cesare ricorda.
Quando Lidia Mancuso eredita una pensione un po’ decadente sulla Costa Viola, ha un piano semplice: superare l’estate, sistemare i conti e vendere tutto.
Nel testamento, però, sua zia Agata le ha lasciato anche Cesare, un pappagallo amazzone di trentotto anni, corruttibile con i pistacchi e capace di imitare alla perfezione le voci di chiunque abbia avuto la sfortuna di parlare vicino a lui.
La prima sera, durante un blackout, uno dei sette ospiti viene trovato morto nella veranda. Qualcuno gli ha fracassato la testa con il pesante trofeo di un pesce spada, al quale adesso manca un occhio di vetro rosso.
La vittima non era un medico.
Eppure Cesare continua a chiamarla dottore.
Poi comincia a ripetere frasi ancora peggiori:
«Non mi fai paura, Elena.»
«Il quaderno è ancora qui.»
«Rimettilo a posto.»
Alcune sono state pronunciate la notte dell’omicidio. Altre potrebbero risalire a quindici anni prima. Per scoprire la verità, Lidia dovrà separare gli indizi dai vecchi pettegolezzi, mentre una podcaster registra tutti, un candidato sindaco cerca di comprare la pensione e ogni ospite difende un alibi costruito sopra una bugia diversa.
Cesare non risolverà il caso.
Lo renderà molto più rumoroso.
Un giallo cozy italiano brillante e irresistibile, tra misteri, dialoghi taglienti, assurdità mediterranee e un pappagallo che ricorda sempre la parte peggiore.
Benvenuti alla Pensione Corallo: camere sul mare, cucina calabrese e riservatezza non garantita.
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