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Un’opinione ripetuta abbastanza a lungo può trasformarsi in un’ovvietà. Ma chi decide che cosa è “buonsenso”?
“Lo pensiamo tutti.”
“Una volta era normale.”
“È solo natura.”
“Non si può più dire niente.”
Dietro queste frasi apparentemente innocue si nasconde un meccanismo preciso: presentare un’ideologia come una verità evidente, sottraendola al confronto e facendo apparire irragionevole chiunque la contesti.
Partendo dal caso de Il mondo al contrario di Roberto Vannacci, Mirco Tangherlini smonta questa macchina retorica pezzo per pezzo. Le riflessioni di Umberto Eco sull’Ur-Fascismo e gli studi di Victor Klemperer sulla lingua del Terzo Reich diventano strumenti per riconoscere la maggioranza inventata, la nostalgia di un passato mai esistito, il nemico interno, la lobby immaginaria e la trasformazione del dissenso in persecuzione.
Ma oggi questa macchina possiede un nuovo motore: l’intelligenza artificiale generativa. Se un sistema privo di convinzioni può riprodurre in pochi secondi lo stesso linguaggio, cambiando bersaglio a ogni richiesta, allora non siamo più davanti soltanto alla retorica di un singolo personaggio. Siamo davanti a un modello replicabile all’infinito.
Con esempi, esperimenti ed esercizi di autodifesa critica, La fabbrica del buonsenso insegna a osservare le mani del prestigiatore, distinguere un’ansia reale dalla conclusione che vi viene applicata e riconoscere il trucco anche quando conferma ciò che già pensiamo.
Non un libro contro un uomo, ma un manuale per non diventare il prodotto di una catena di montaggio ideologica.
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