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E se nulla, di ciò che è stato davvero parte di noi, potesse scomparire del tutto?
Per secoli abbiamo immaginato la realtà come un magazzino di oggetti solidi, separati, destinati prima o poi a dissolversi. Poi la fisica del Novecento ha incrinato quella certezza. L’entanglement che lega particelle a distanze impossibili, lo spazio-tempo in cui il passato resta inscritto, il vuoto che brulica di energia, l’osservatore che entra nella misura del mondo: tutto suggerisce una realtà fatta più di relazioni che di cose, più di possibilità che di materia.
Questo libro segue quella crepa nel visibile, e la percorre fino in fondo. Nella prima parte attraversa con chiarezza le grandi scoperte scientifiche che hanno cambiato l’idea stessa di reale. Nella seconda torna alle intuizioni delle tradizioni antiche, dai mistici orientali a Spinoza, dalle culture ancestrali alle filosofie del tempo circolare. Nella terza, le due strade si incontrano attorno alla domanda più umana di tutte: cosa significa davvero perdere qualcuno.
Non troverai promesse facili né consolazioni a buon mercato. Troverai una riflessione lucida e rispettosa, capace di tenere insieme il rigore della scienza e il bisogno profondo di senso. Un invito a guardare il mondo, e le nostre assenze, con occhi diversi.
Un saggio per chi non si accontenta delle risposte semplici, e preferisce le domande oneste.
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