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Mi occupo di identità e quindi inizio con raccontarvi una storia di un’impresa che ha molto a che vedere con la gentilezza, dato che non l’ha minimamente considerata.

Tutto bene quel che finisce bene? Nel mio libro Brand Action scrivevo che la questione BP nel Golfo del Messico mi era sembrata strana soprattutto per la semplificazione che prevedeva la risoluzione del problema con l’uso massiccio di denaro.

Infatti, così è andata a finire, per adesso. Alla BP è bastato spendere denaro per risolvere il problema.

BP ha causato il più grande disastro ambientale degli Stati Uniti.

Per ora, evita la gogna del processo aprendo il portafoglio per scucire circa 7,8 miliardi di dollari a circa 116 mila tra persone e aziende. Sono miliardi che si aggiungono agli 8 per tacitare i primi danni e ai 14 per chiudere la falla e ripulire la costa.

Totale: una trentina di miliardi scarsi.

Del resto, nel 2011, la BP ha fissato tre priorità per se stessa: la sicurezza, la fiducia che deve essere recuperata e soprattutto Il valore che deve essere ricreato.

Infatti, nel 2011 l’impresa ha ottenuto 55 nuove licenze esplorative in nove paesi, dismesso per 38 miliardi di dollari e alla fin della fiera restaurato il dividendo per gli azionisti. Il profitto per gli azionisti è stato di circa 24 miliardi di dollari.

Fatti i classici conti della serva, il problema Golfo del Messico è stato spazzato via con più o meno gli utili di un anno buono. Non male!