
FORMATO: EPUB
I fiocchi di neve, pesanti come batuffoli di ovatta, coprivano il sentiero che si arrampicava tra guglie arcigne, lastroni di ghiaccio e abeti coperti di neve. Non tirava vento e solo il richiamo stridulo della civetta, l’ululare dei lupi marsicani e il respiro affaticato degli uomini rompevano il silenzio ottuso dell’aspra gola stretta tra le montagne. Sette uomini salivano lentamente il cammino, uno dietro l’altro, senza parlare, risparmiando le forze. Le armature, le lance e gli elmi puntuti gli pesavano addosso rendendoli gobbi e neri come uno stormo di avvoltoi. Un mulo pelle e ossa carico di armi, legna e bisacce seguiva a testa bassa un monaco che chiudeva il drappello. Leonardo, detto il Truce, era in testa al gruppo, sul suo cavallo nero. Nonostante la dissenteria, la ferita al costato che lo aveva quasi ammazzato e il digiuno degli ultimi mesi, il Truce era un omone vigoroso. Aveva le spalle possenti, il collo di un mastino e le mani tozze e forti. Sotto l’elmo arrugginito che gli copriva la fronte e le sopracciglia, spuntavano un naso aquilino e due fessure nere e senza espressione. I capelli aggrovigliati dal fango e dal ghiaccio e la barba nera poggiavano sulla maglia di lana cotta e sulla pelliccia di orso legata intorno alle spalle. Il Truce osservò il cielo, fosco e pesante come una lastra di piombo. La valle ai loro piedi affondava nelle nebbie e la cima della montagna era lontana. La smorta luce del giorno stava per svanire e la salita non finiva mai. Dopo ogni valico ce n’era un altro e dopo ogni passo ne arrivava sempre un altro. Il Truce pungolò il cavallo, ma la bestia era sfiancata dalla fatica. Scese da sella e cominciò a trascinarla per le redini. Pochi passi dietro di lui, lo seguiva Tarcisio. Ciondolava come un ubriaco tirandosi dietro la lancia. Il colpo d’ascia che gli aveva diviso in due le labbra, il naso, l’occhio e la fronte si era infettato. La ferita era gialla, tumefatta e puzzava da vomitare.
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