
Nicolo’ Bellanca, Marco Dardi (a cura di) – Giacomo Becattini (2018)
Supplemento al numero 2 | marzo-aprile 2018 | Rivista Il Ponte | TRUE PDF
PREFAZIONE
Giacomo Becattini è scomparso un anno fa, il 21 gennaio 2017. I lettori
del «Ponte» hanno potuto leggere i suoi contributi per sessant’anni, e in questa
rivista ha svolto, dal 1984, un fondamentale ruolo d’indirizzo. A lui dedichiamo
il presente lavoro, proponendo una sfaccettata ricostruzione della sua
personalità. Abbiamo chiesto gli interventi che seguono ad autori che hanno con
lui intrattenuto rapporti personali in vari contesti professionali e istituzionali, a
testimonianza (ancora parziale) delle tracce molteplici che egli ha lasciato nella
recente cultura e storia civile italiana. Becattini è stato un Maestro negli studi
e nell’impegno civile; per molti di noi è stato un Compagno di strada, grazie
alle collaborazioni svolte e all’affettuosa amicizia; infine – ed è una dimensione
poco accademica, ma che non va trascurata parlando di lui – per alcuni è stato
un Compagno anche in un’accezione politica “alta”, come grande intellettuale
di sinistra.
A Marco Dardi e a Carlo Trigilia abbiamo chiesto una chiave di lettura
unitaria dei suoi studi: l’uno l’individua in un peculiare rapporto con la scienza
economica a lui contemporanea, l’altro la suggerisce in un particolare modo di
“navigare” all’interno delle scienze sociali restando però primariamente economista.
Piero Barucci ripercorre aspetti del “progetto di ricerca” becattiniano dal punto
di vista di un osservatore esterno ma formato alla stessa scuola di pensiero,
quella di Alberto Bertolino.
Piero Tani ricorda il collega e amico attraverso gli anni della piena maturità
vissuti insieme presso la Facoltà di Economia di Firenze.
A Gabi Dei Ottati spetta il compito di farci respirare l’atmosfera dei lavori
per la preparazione del quarto volume della Storia di Prato, che Becattini diresse
per molti anni.
Paolo Giovannini, che pure partecipò a quella impresa, si sofferma sulle implicazioni
generali di un metodo creativamente interdisciplinare.
Daniela Toccafondi ci aiuta a comprendere come le ricerche sulla Prato che
fu, si siano tradotte, grazie a Becattini, in strategie politiche che costituiscono
fonte d’ispirazione per l’attuale Giunta comunale.
Stefano Casini Benvenuti ricostruisce l’imprinting impresso da Becattini sulla
prima generazione dei ricercatori Irpet, e il complesso rapporto fra l’evoluzione
successiva delle sue idee e le vicende di questa istituzione regionale che sotto la
sua direzione ha vissuto uno dei momenti più significativi.
Il fecondo dialogo con Giorgio Fuà è il tema principale del saggio di Pietro
Alessandrini; analogamente, Alessandro Roncaglia mette a fuoco la concordia
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discors tra Becattini e Paolo Sylos Labini. Né, accanto a Fuà e Sylos, poteva
mancare la rivisitazione del sodalizio con l’altro fondatore della scuola distrettualistica
italiana, Sebastiano Brusco, affidata a Giovanni Solinas.
Fulvio Coltorti e Nicolò Bellanca discutono alcune applicazioni ed estensioni
del modello distrettualista becattiniano: alle grandi imprese, al quarto capitalismo
e ai percorsi dell’odierna globalizzazione.
Marcello Rossi, infine, raccontando il lungo rapporto tra Becattini e «Il Ponte
», enfatizza il significato di alcune battaglie di politica culturale condotte
dalla rivista.
