In una San Pietroburgo paradossale e grottesca, dove la realtà si incrina senza preavviso, un fatto impossibile irrompe nella vita quotidiana sconvolgendone ogni logica.
Il maggiore Kovalev si risveglia una mattina senza il proprio naso. Peggio ancora: il naso sembra aver assunto una vita autonoma, vagando per la città in uniforme da funzionario e comportandosi come se fosse un rispettabile membro della società.
Tra smarrimento, vanità ferita e tentativi disperati di ristabilire l’ordine, la vicenda si trasforma in una satira tagliente dell’apparenza sociale, della burocrazia e dell’identità personale.
Con “Il naso”, Nikolaj Gogol’ dà vita a uno dei racconti più geniali e assurdi della letteratura russa: un’esplosione di umorismo surreale che rivela, dietro il paradosso, una verità profondamente umana.
Un’opera breve ma potentissima, dove il comico e il perturbante si intrecciano in modo indimenticabile.
Dallo stesso narratore di “Delitto e castigo”, “Le notti bianche” e “Memorie dal sottosuolo” (Fëdor Dostoevskij), “Resurrezione” (Lev Tolstoj) e “Padri e figli” (Ivan Turgenev).
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