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Il sorriso thailandese quasi mai significa “sono felice”.
È uno strumento sociale: smorza le tensioni, maschera l’imbarazzo, tiene in piedi un’armonia di superficie. I thailandesi ne distinguono informalmente decine di tipi diversi. Sapere questo cambia tutto quello che vedrai.
Questo non è una guida turistica. Non ci sono itinerari, hotel, elenchi di cose da vedere: per quelli hai già un altro libro. Qui c’è la spiegazione di quello che noterai e non saprai interpretare.
PARTE PRIMA — La storia. Da Sukhothai alla distruzione di Ayutthaya nel 1767, ferita che i thailandesi non hanno mai dimenticato, fino alla notte di giugno del 1932 che pose fine a settecento anni di monarchia assoluta. Da allora: venti costituzioni, oltre una dozzina di colpi di stato, e un paese che non è mai stato colonizzato.
PARTE SECONDA — Società e tradizioni. Cinque cerchi concentrici: l’individuo, la famiglia, la regione d’origine, la società di oggi, il paese in mezzo alle superpotenze. Perché mostrare rabbia in pubblico è socialmente devastante e cosa sono jai yen e kreng jai. Perché ogni grattacielo di Bangkok ha davanti una casa per gli spiriti. Perché il peperoncino, che pare l’anima di quella cucina, è arrivato solo nel Cinquecento con i portoghesi. Perché il pad thai è stato inventato da un governo nazionalista negli anni Trenta. Cosa distingue il nord Lanna dall’Isan, e l’Isan dal sud musulmano.
Ogni fenomeno del presente riportato alla sua origine storica. Ogni volta la stessa domanda: da dove viene questo modo di stare al mondo.
Tascabile da viaggio, 91 pagine, con glossario dei termini thai e trascrizione fonetica. Da leggere prima di partire, o sull’aereo.
«Il bambù si è sempre piegato. Resta da vedere se, questa volta, potrà anche tornare dritto.»
Nuclei Bolla — la collana che spiega i paesi invece di elencarli.
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