
Italian | PDF | Pagine: 229
Incipit:
Accostarsi al resto del mondo vivente non è per noi solo un gioco o una fantasticheria, ma un’attività molto seria.
La tradizione culturale creazionista ha sempre posto l’uomo in opposizione alle altre specie viventi.
A ben centocinquant’anni dalla “morte di Adamo”, la percezione che l’uomo ha della propria specie è una sorta di creazionismo ingenuo, per cui egli si immagina come creatura avulsa dal resto del mondo e non come esponente di una specie partecipe, come altre, del ciclo biologico universale: in questo tipo di rappresentazione, la comunicazione linguistica lo distingue e lo distanzia da tutti gli altri esseri viventi.
Invece la specie umana (Homo sapiens), unica tra tutte, partecipa a una doppia polarità: da un lato essa è il risultato di un processo evolutivo durato migliaia di anni, che accomuna alcune delle sue modalità comunicative a quelle che caratterizzano tutte le altre specie animali, dall’altro essa ha costruito, grazie all’interazione fra socialità, produzione e trasmissione di cultura una “bolla artificiale” sempre più complessa dalla quale dipende per la sua sopravvivenza.
In fondo l’uomo si è comportato da specie, per così dire, “perfetta”, e ha fatto quello che ogni altra specie avrebbe fatto: sostituirsi ai competitori, sviluppare tecnologie che rendessero la sua vita più piacevole e che lo liberassero dalla fatica e dal bisogno. Se analizziamo in dettaglio le tecnologie moderne, ci rendiamo conto che altro non sono che appendici artificiali che si innestano su bisogni primari dell’uomo.
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