
Nella vita amò spesso richiamarsi alle sue origini contadine, esagerandone la modestia; fu oculato nei propri affari guadagnandosi fama di avaro, ma si rivelò poi capace di slanci filantropici; si discostò dalla tradizione cattolica popolare, accomunandosi all’anticlericalismo dell’intellettualità italiana. Nella sua arte si professò conservatore e nazionalista, ma la sua grandezza è riposta nell’essere stato, suo malgrado, un innovatore, avendo creato un nuovo linguaggio musicale e una nuova arte drammatica, in cui da generazioni l’anima italiana si riconosce.
