
Il PIL dell’Italia è oggi ancora sotto i livelli del 2007. La crisi finanziaria, in origine divampata negli Stati Uniti, in Italia è durata più a lungo e con effetti più intensi, amplificata dalla crisi di fiducia sul debito pubblico. Ma i problemi dell’Italia non sono iniziati e non sono circoscritti all’ultimo decennio. Già prima della crisi la sua velocità di crociera era ridotta ai minimi storici. Laddove il cinquantennio post bellico aveva visto l’Italia avvicinarsi ai livelli di benessere sociale dei paesi più ricchi, l’ultimo quarto di secolo ha sancito un’inversione di tendenza. La stagnazione italiana si era già avviata in concomitanza con una fase di forte sviluppo dell’economia mondiale, in cui numerosi paesi, la Cina ne è il caso più emblematico e rilevante, emergevano da una condizione di ritardo e le nuove tecnologie si imponevano a livello globale.
Quali le ragioni di tale arretramento? Vi sono legami tra quanto avvenuto nel decennio della lunga crisi e il periodo precedente? Che ruolo hanno giocato i vincoli discesi dal mutato contesto (l’ingresso nell’euro, l’emergere di nuovi e importanti competitori, l’avvento delle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, la finanziarizzazione dell’economia) e quanto hanno pesato invece i tradizionali tratti strutturali della società italiana? Il libro risponde a questi quesiti e si interroga sul “che fare” per ridare forza alla speranza di una ripresa della crescita e del benessere nel nostro paese.
La I parte del libro descrive i principali andamenti economici e sociali nell’ultimo ventennio, inserendo le peculiari vicende italiane nel quadro dei principali mutamenti intervenuti nell’economia mondiale e nel contesto in cui l’Italia è inserita: le speranze e i timori della fase attuale di sviluppo tecnologico (un mondo popolato da app e robot), la globalizzazione dei mercati e l’emergere di nuove potenze economiche, l’ascesa (e il declino?) della finanza e i vincoli discendenti dall’appartenenza all’area dell’euro. La II parte descrive le politiche economiche e sociali del decennio della crisi, evidenziandone i dilemmi (tra le urgenze dell’oggi e le sfide di più lungo periodo) e i limiti, con tentativi di riforma spesso estemporanei e privi di continuità. Si discutono gli indirizzi delle politiche fiscale e bancaria, nonché i principali interventi di riforma, nel mercato del lavoro, nel sistema educativo, nelle pubbliche amministrazioni, nel funzionamento della giustizia, negli investimenti infrastrutturali, nella regolamentazione dei mercati e nelle politiche industriali. La III parte, infine, si interroga sui fattori sottostanti il rigetto politico di tali misure, sancito dalle elezioni del 2018, e descrive l’esperienza del cd governo del cambiamento, caduto nell’estate del 2019. Il capitolo conclusivo espone quindi un “decalogo” di suggerimenti per il rilancio del paese
