Paul Ricoeur – Il male. Una sfida alla filosofia e alla teologia (2005)

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Unde male faciamus? O meglio, unde malum? (donde viene il male?) Partendo da queste domande – domande classiche in forza dell’enigma in esse raccolto Ricoeur torna a riflettere sullo scandalo del male. In pagine intessute di finezza ermeneutica e rigore teoretico, Ricoeur disegna da un lato una fenomenologia del male: la sofferenza, la pena, il peccato, l’intreccio di male subìto e male commesso… D’altro lato ricostruisce il formarsi dell’onto-teologia e delle sue diverse teodicee, in quanto tentativo – da Agostino a Leibniz, da Kant a Hegel, fino alla paradossale dialettica spezzata di Barth – di coniugare realtà del male e credenza in un Dio onnipotente. Ma reggono queste soluzioni dinanzi alle forme estreme del male nel nostro secolo? Per Ricoeur, consumatosi il progetto stesso dell’onto-teologia, alla fine non resta che il riconoscimento dell’aporia di un male in sé ingiustificabile e di una fede che ripeta il gesto ultimo di Giobbe: credere in Dio per nulla. In margine al saggio di Ricoeur, De Benedetti, nella Postfazione, si sofferma sui riflessi teologici dell’enigma del male, dopo che la caligine di Auschwitz ha oscurato (fino a quando?) i segni di Dio.

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