
Il silenzio pubblico di Valéry, equilibrato in segreto dall’enorme lavoro dei Quaderni, nasce da questa brutale constatazione: il potere di fare è più eccitante di ogni creazione. Wagner, Poe, Mallarmé resteranno per sempre i phares di ogni suo pensiero; ma ogni suo pensiero si sarebbe consumato, per anni, nell’analisi di quei poteri che Valéry detestava e amava in egual maniera. Che cos’è la poesia? Rispondendo, Valéry farà capire di amarla in quanto fonte e non fiume, una Castalia così pura da restare per sempre sotterranea. Ed ecco spiegato, in parte, il destino del poeta, amato dalle avanguardie come dall’ermetismo fiorentino: egli potè apparire, contemporaneamente, come Orfeo e come Mefistofele… Introduzione di Maria Teresa Giaveri.
