Mi sono reso conto, rileggendo gli articoli del mio blog riguardanti l’anno appena trascorso, che costituivano una fotografia, imperfetta e parziale, ma fedele di un cambiamento, di un momento di passaggio verso qualcosa che non è ancora chiaro. Il crollo del Ponte Morandi è stato un evento cruciale e la metafora di un paese diviso, spezzato in due e sospeso tra idee e valori inconciliabili in apparenza, o forse destinati a incontrarsi in una nuova sintesi. Il mio è il punto di vista di uomo comune, confuso, dotato di media cultura, che lavora e cerca le chiavi per decifrare un presente che, troppo spesso, gli risulta incomprensibile. la mia è una visione parziale, di un uomo di sinistra che non riesce più a trovare punti di riferimento, di un insegnante che lavora in una scuola di frontiera e prima di altri tocca con mano i problemi quotidiani della gente e come si riflettono sui ragazzi, Non cerco e non voglio essere neutrale nei miei articoli, né mi piace chi cerca l’equidistanza: la mia cultura e la mia storia personale mi hanno portato a credere in certi valori che non ho mai rinnegato e che improntano il mio modo di essere. Andando a scuola ogni mattina vedo quel che resta del ponte, lo vedrò probabilmente anche quando sarà costruito quello nuovo, perché certe ferite non si rimarginano. Se succedesse, se finalmente si potesse tornare a vederlo intero, a non sentire più quell’assenza pesante e presente, significherebbe che questo paese ha trovato ancora una volta il coraggio di cambiare. Nel frattempo, può forse essere utile tenere memoria di quel che sta accadendo, per non dimenticare e tornare a commettere gli errori del passato. E’ con questo spirito che è nato il libro.

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