
EPUB
Pietro Bianconi – Gli anarchici italiani nella lotta contro il fascismo (1988)
Iniziando a scrivere questo libro, e prima di inoltrarmi nella sua trattazione specifica, mi sono messo a leggere o a rileggere alcuni testi di storia della Resistenza. Particolarmente quelle opere nate, diciamo così, sullo slancio degli ultimi giorni di lotta, e altre scritte negli anni della persecuzione antipartigiana (governando Mario Scelba e simili), prospettate come ripensamento e bilancio di una lotta non ancora conclusa. Poi le cosiddette opere fondamentali o «generali» (Battaglia, Secchia, Longo, Zangrandi, Bocca, Ballola, Salvadori, Valiani, Quazza, eccetera), ma anche qui lo spazio della storia delle idee che fermentarono la Resistenza e la lotta armata, registra un vuoto sintomatico: soltanto in alcuni scritti di Ferruccio Parri, nelle pagine e nelle lezioni di Carlo Francovich, nella ricerca di Lamberto Mercuri, in alcune pagine di Libertario Guerrini e di pochi altri vi sono accenni alla presenza anarchica nella lotta partigiana. Animarono e vissero la Resistenza, infatti, tutti quegli uomini che preferirono il carcere, il confino di polizia, l’esilio o la sofferenza della cospirazione in patria alla sottomissione: tutti quegli uomini che per vent’anni non dettero tregua al fascismo e lo combatterono sui monti qui e in Spagna. E non lo fecero soltanto per il disgusto dello spirito gregario coltivato dalla dittatura fascista, bensì in funzione delle grandi idealità storiche, attive nella loro coscienza. Tuttavia, nelle opere fondamentali cui ho appena accennato, quando gli autori parlano della Resistenza armata, affermano che quanti non vollero, fra questi uomini, qualificarsi come socialisti, comunisti, cattolici, giellisti o patrioti autonomi, altro non erano che antifascisti «generici», vale a dire tutti gli altri….
