Storia dell'esistenzialismo da Kierkegaard ad oggi - Pietro Prini - copertina

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“Un bubbone che molti spiriti decadenti ammirano e altri, dal più al meno inesperto, si argomentano di curare con mezzi variamente impropri e mal diretti”. Era questa la definizione dell’esistenzialismo che Benedetto Croce dava nei suoi “Discorsi di varia filosofia”, pubblicati nel 1945. Ed era definizione che nasceva a un tempo dalla non conoscenza dei grandi pensatori dell’esistenzialismo, da Kierkegaard a Jaspers, e dal più che giustificato disprezzo di quella nuova retorica – retorica della negatività e accademia del pessimismo – che soprattutto negli Anni Quaranta aveva caratterizzato l’irruzione di alcune correnti dell’esistenzialismo, e il loro conseguente degradarsi in moda intellettuale, suscitando un largo interesse nel pubblico dei mass media. L’esistenzialismo, però, nel suo grande iniziatore, Kierkegaard, e negli sviluppi successivi di straordinaria ricchezza e varietà, era tutt’altro. Era e rimane, per eccellenza, la filosofia dell’antiretorica.

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