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Un ebreo per il quale Gesù è non solo il fondatore del cristianesimo quanto il fautore di una esistenza cristiana che nel discorso della mon­tagna ha il suo grande manife­sto, in questo saggio fornisce una spiegazione per molti versi inedita delle beatitudini evangeliche. E questo grazie alla strumentazione tipica di Pinchas Lapide che, ritraducendo il greco del testo neotestamentario nella lingua d’origine, ricostruisce l’ambiente in cui venne pronunciato il più di­rompente dei discorsi di Gesù mo­strandone la consistenza e l’at­tua­lità imprescindibili anche e so­prat­tutto in momenti di crisi quali quel­li che stiamo oggi attraversan­do.
Il Gesù del discorso del montagna è il Gesù che chiama a fare: fare la volontà del Padre, fare le parole di Gesù. Il discorso della montagna ha quindi implicazioni politiche, comporta la trasformazione radicale di qualsiasi struttura di dominio allo scopo di sostituire i vincoli antichi con una forma assolutamente nuova di comunità uma­na. Amare il nemico non è solo un tema da predi­ca domenicale: è un principio imposto con urgenza da una strategia dell’equilibrio che non può più essere rimandata, perché l’alternativa è quanto mai sem­plice: eliminare la guerra o esserne eliminati.