
Plinio il Vecchio, Gaio Plinio Secondo, Alessandro Barchiesi (editor), Roberto Centi (editor), Mauro Corsaro (editor), Arnaldo Marcone (editor), Giuliano Ranucci (editor), Gian Biagio Conte (editor), Italo Calvino (editor)
«L’uso che di Plinio si è sempre fatto, credo, è quello della consultazione, sia per conoscere cosa gli antichi sapevano o credevano di sapere su un dato argomento, sia per spigolare curiosità e stranezze. (Sotto quest’ultimo aspetto, non si può trascurare il libro I, cioè il sommario dell’opera, le cui suggestioni vengono dagli accostamenti imprevisti: “Pesci che hanno un sassolino nella testa; Pesci che si nascondono d’inverno; Pesci che sentono l’influenza degli astri; Prezzi straordinari pagati per certi pesci”, oppure “Della rosa: 12 varietà, 32 farmaci; 3 varietà di gigli: 21 farmaci; Pianta che nasce da una propria lacrima; 3 varietà di narcisi: 16 farmaci; Pianta di cui si tinge il seme perché ne nascano fiori colorati; Lo zafferano: 20 farmaci; Dove dà i fiori migliori; Quali fiori erano conosciuti al tempo della guerra di Troia; Vesti che rivaleggiano coi fiori”, o ancora: “Natura dei metalli; Dell’oro; Della quantità d’oro posseduta dagli antichi; Dell’ordine equestre e del diritto di portare anelli d’oro; Quante volte l’ordine equestre ha cambiato nome? “). Ma Plinio è anche autore che merita una lettura distesa, nel calmo movimento della sua prosa, animata dall’ammirazione per tutto ciò che esiste e dal rispetto per l’infinita diversità dei fenomeni».
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