
EPUB
Non molto tempo fa, ebbi il piacere di sedere a tavola insieme all’illustre pensatore scientifico Harrison Brown, e di raccontargli come, senza vergogna, avessi saccheggiato la sua opera.
In particolare, circa una ventina di anni prima lui aveva pubblicato un libro anticipatore, La sfida del futuro dell’uomo. Tra le altre cose, quest’opera sottolineava certi punti che oggi cominciano ad affliggerci sempre di più: ad esempio lo sfrenato sviluppo industriale, giunto a un punto morto a causa dell’esaurimento dei materiali e degli stessi limiti della biosfera. La civiltà tecnologica è in grado, speriamo, di trovare soluzioni tecnologiche ai problemi che essa stessa ha creato. Ma immaginiamo che dovesse crollare. Vi sarà mai qualche possibilità materiale di ricostruirla?
A quel tempo, ripensandoci sopra, presi in considerazione un elemento mitigatore che era stato messo in evidenza da L. Sprague de Camp e da altri. Una catastrofe a livello mondiale probabilmente non produrrebbe una perdita di conoscenza a livello mondiale e permanente. Semplicemente, in giro ci sono troppi libri (e vale la pena di notare che quando, nel passato, perirono le società, la loro arte e la letteratura scomparvero magari per sempre, del tutto o in parte, ma raramente andò perduta una quantità significativa della loro tecnologia). Alla fine qualcuno si servirebbe di quelle informazioni per ricostruire… Benché, come spiegava il dottor Brown, il risultato dovrebbe essere per forza una civiltà fondata su poca energia e magre risorse.
E la sua gente non penserebbe come pensiamo noi oggi. In effetti, è probabile che nascerebbero parecchie nuove culture, estranee l’una all’altra. Potrebbero raggiungere la piena conoscenza? Pur con tutti i vantaggi che abbiamo, noi che oggi viviamo sulla Terra non ci siamo poi avvicinati troppo a quest’obiettivo.
