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Un giovane che vuol fare il giornalista scrive un articolo sulla sfilata dei carri tradizionali del 1° agosto in un piccolo paese di montagna e lo pubblica sulla rete nella speranza che qualcuno si accorga di lui. In effetti, l’anno successivo è contattato per telefono da un tizio che gli commissiona altri resoconti sui fatti che accadono nel medesimo luogo. Inizia così una specie di lavoro, pagato a cartelle inviate per email, anche se con qualche dubbio che si possa trattare di uno scherzo. Il tizio, che si presenta come Georges, incita il giovane a continuare e allora tutta l’estate diventa la storia delle feste, e non solo, con i tanti spassosi personaggi che vivono nel borgo. Antonio, con la folta barba nera, compare più volte parlando in un dialetto misto all’italiano di oggi e del passato, mentre rammenta le sue origini. Oppure lo strano Franco, l’esilarante Denatucce (che così vuole essere chiamato), Gianni con il suo accento romanesco o il maresciallo sardo, fra Cristofaro (che si vocifera avesse un altro nome) con l’identica barba di Antonio, Leonardo con la sua carriola e il pesante nipotino a passeggio nei vicoli stretti, i cani affamati e randagi alla ricerca di cibo.Nelle feste paesane ci sono le sagre, con i comportamenti surreali degli organizzatori e dei partecipanti, ma anche la cuccagna, i giochi popolari, la forgiatura all’aperto di forbici e coltelli, un matrimonio vissuto in una modesta casa di campagna e sfociato sulla piazzetta della chiesa, oppure gite e momenti di preghiera. Il neo-giornalista si diverte a riportare, con la sua particolare e stravagante mentalità di osservazione, la comicità delle situazioni che affascinano Georges. Per questo egli propone un contratto diverso al giovane. Ma c’è da credere a chi aveva sempre detto che «la Storia è un cumulo di bugie su eventi che non sono mai successi, raccontata da persone che non erano lì»?
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