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La Psychopathia sexualis (edizione originale in tedesco: 1886), fu il primo tentativo riuscito di studio psichiatrico sistematico, quasi “enciclopedico”, di tutti i comportamenti sessuali devianti, compiuto dalla medicina ottocentesca [2]. Fu in quest’opera che apparvero per la prima volta parole e concetti oggi correnti nel linguaggio quotidiano come “sadismo”, “masochismo” o “feticismo”. Lo stesso termine “omosessualità” (sia pure usato in alternanza con altri, come “uranismo”) si diffuse inizialmente in Europa per il tramite di quest’opera.
Benché l’autore l’avesse destinata, nelle sue intenzioni, alla sola comunità scientifica, la Psychopathia sexualis ebbe un enorme successo di pubblico, nonostante il fatto che i passi giudicati “scabrosi” fossero stati pudibondamente tradotti in latino. La versione rivista ed aggiornata da Albert Moll (1862-1939) nel 1924 è stata ristampata ininterrottamente fino ad oggi.
Il successo di pubblico valse all’autore critiche che in parte nascevano da invidia professionale, e rese “imperdonabile” per i cattolici la sua trattazione del desiderio di santità e martirio come espressione d’isteria e masochismo: ciò gli valse la collocazione dell’opera nell’ Indice dei libri proibiti.
L’accusa più frequente degli avversari fu che Krafft-Ebing aveva avuto successo solo perché aveva scritto volgare pornografia camuffandola da discorso scientifico, mentre invece questo autore era stato il primo a comprendere l’importanza di raccogliere le storie personali dai pazienti stessi, dando loro la parola. Era proprio questo da un lato a entusiasmare il grande pubblico, che vi si riconosceva, e contemporaneamente a infastidire quanti avrebbero voluto che su questo argomento fosse mantenuta la più ferrea censura.
Le storie umane raccolte da Krafft-Ebing sono di tale interesse che nel XXI secolo sono state estratte dall’opera e pubblicate come opera a sé
