
Le prime indagini portano Casu a raccogliere testimonianze dai due giovani chierichetti, Mauro e Roberto, che servivano regolarmente la vittima. I ragazzi sembrano spaventati e reticenti, ma uno di loro lascia trapelare che il prete era turbato negli ultimi tempi, come se stesse nascondendo un segreto pericoloso. Intanto, l’autopsia condotta dalla dottoressa Oliva rivela dettagli sconcertanti: la dinamica del decesso non è compatibile con un suicidio. Qualcuno deve aver messo in scena la tragedia.
Con l’aiuto dell’instancabile Bobore, Casu si immerge nei quartieri più nascosti e pericolosi della città, cercando connessioni tra il prete e possibili figure criminali. La sua fiducia cresce anche nell’appuntato Argiolas, un giovane poliziotto che diventa il suo uomo di fiducia e confidente, accompagnandolo in ogni angolo della città con la sua Alfetta rossa. Le loro conversazioni nel tragitto diventano un modo per riflettere sul caso e sulla vita stessa.
Casu trova sollievo dai pensieri ossessivi solo durante i suoi incontri notturni con Enzo, il barman di un wine bar di Quartu. Tra un bicchiere di cannonau e una chiacchierata, il commissario cerca di mettere ordine tra le informazioni che ha raccolto. Un’altra sera, insieme a Bobore, si ferma a uno dei celebri chioschi al Cavalluccio Marino per mangiare un panino dai “caddozzoni.” Tra morsi e sospiri, i due discutono del caso, e Bobore, con la sua sagacia, suggerisce una connessione inaspettata tra il clero e il potere economico locale.
