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Nel 1952 una quattordicenne milanese consegnò un tema scolastico sulla rivoluzione industriale. Si chiedeva se tutto quel progresso portasse davvero dove si diceva, o se al suo apice ci aspettasse il caos. Settant’anni dopo, la domanda è identica. Cambia solo l’oggetto.
Allora era il miracolo economico e le sue contraddizioni; oggi parliamo di una quarta rivoluzione industriale, quella dei dati, degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale generativa.
Allora il rischio era che la macchina sostituisse le mani; oggi il rischio, più sottile e per questo più insidioso, è che sostituisca il ragionamento.
L’intelligenza artificiale generativa non è né il miracolo che qualcuno vende né l’apocalisse che altri evocano. È uno strumento potente, spesso usato senza capirlo, e sempre più capace di influenzare il modo in cui pensiamo, decidiamo e ci informiamo.
Questo libro percorre settant’anni di storia dell’AI, dalla Conferenza di Dartmouth ai modelli linguistici di grandi dimensioni. Spiega come funzionano questi sistemi senza formule. Mappa i rischi reali: non la fantascienza, ma la delega cognitiva progressiva, la sycophancy algoritmica, il rischio che smetta di sembrarci necessario pensare. Affronta il quadro normativo europeo, dall’AI Act al GDPR, con gli strumenti concreti che professionisti e organizzazioni devono conoscere.
Il filo conduttore è la centralità dell’umano: non come opposizione alla macchina, ma come condizione perché la macchina serva davvero.
Per tecnici, dirigenti, funzionari pubblici, insegnanti, genitori. Per chiunque voglia capire prima di agire.
Con una matita in mano.
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